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Raramente eldj.it si occupa di attualità, ma la notizia di questi ultimi giorni è di quelle al cui cospetto cui non si può restare indifferenti. Lunedì scorso, infatti, il Santo Padre Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni dal ruolo che riveste: dal prossimo 28 febbraio, infatti, non sarà più Papa. Si tratta di un’abdicazione storica, che ha lasciato sconcertati quanti l’hanno accolta in diretta (i cardinali riuniti per la canonizzazione di tre nuovi Santi) e chi la appresa attraverso i mezzi di comunicazione. I motivi che hanno portato il Papa a prendere una tale decisione sarebbero legati all’età ormai avanzata e al suo attuale stato di salute, che non gli permetterebbero di svolgere al meglio la missione evangelizzatrice per la quel era stato eletto “per divina disposizione” otto anni fa.

Tralasciando qualsiasi aspetto connesso alla fede, ma anche i vari possibili commenti e critiche al gesto e al pontificato, personalmente, nel mio piccolo, credo sia dimostrazione di profonda umiltà: ce ne vuole non poca di questa virtù per riconoscere i propri limiti, serve lucidità per ammettere di non essere più in grado di affrontare una missione che implica impegni e responsabilità che richiedono forze fisiche e spirituali maggiori di quelle a propria disposizione, e poi è necessario il coraggio per agire di conseguenza. E credo che in questa circostanza Benedetto XVI possa essere considerato ancora, nonostante tutto, di grande esempio. Anche questo è uno dei compiti del suo ministero, della sua missione.